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Problemi con l'autorità - Quando le decisioni arrivano dall'alto

  • marikaduranti
  • 26 gen 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

L’autorità richiama direttamente il potere, una forza che durante l'infanzia viene solitamente incarnata dalle figure genitoriali o da chi ne fa le veci. Risulta possibile pensare che i problemi con il potere in età adulta siano correlati a problemi irrisolti nell’infanzia con l'autorità genitoriale?

L'attuale e persistente situazione di criticità (emergenza Covid-19) ha costretto “i piani alti” a prevedere misure restrittive indiscutibili, alle quali i cittadini sono obbligati ad attenersi, sperimentando più che mai la sottomissione a un potere più grande. Le reazioni che si possono provare vanno dal conforto alla collera, dall'accettazione alla ribellione. Qual è quindi il meccanismo alla base che determina una reazione piuttosto che un'altra? Le radici di tali comportamenti potrebbero essere ricercate nell'infanzia e in particolare nel rapporto con le figure di accudimento che in diverse misure e con strumenti differenti hanno trasferito al bambino un certo bagaglio di regole comportamentali, morali e relazionali per interagire con l'ambiente esterno ed essere da questo accettato. Il vertiginoso numero di sanzioni che in questi anni abbiamo visto su schermi e giornali fa riflettere su quale sia la discriminante che porta una persona a infrangere una norma eccezionale emanata per proteggere sé stessi e gli altri. Uno studio ha mostrato come l’atteggiamento degli adolescenti nei confronti della polizia, simbolo di autorità, risulta significativamente e positivamente correlato con i sentimenti che questi hanno nei confronti dei propri genitori e dei loro insegnanti, che rappresentano in quel periodo per loro le figure di autorità per eccellenza (Nihart et al, 2005). Traslando questa correlazione è possibile asserire che un certo tipo di relazione esistente in passato con le figure autoritarie viene riproposta nel presente con altri e differenti organi di potere. Spesso i problemi con l’autorità sono un problema di comunicazione (Chen, 2006), osservabile soprattutto negli adolescenti che non sapendo come comunicare con figure autoritarie semplicemente evitano di farlo (Drury, 2003). Allo stesso tempo è stato osservato che le persone devono comprendere e praticare le virtù morali per formare un buon carattere, non basta quindi semplicemente che questo gli venga insegnato da figure autoritarie. Ciò che permette di accettare decisioni provenienti dall'alto risulta essere la fiducia reciproca tra soggetto e figura autoritaria (Berghaus, 2016). Importante appare quindi comprendere l'importanza di certe scelte per poterle capire e in taluni casi anche condividere.


Noi, come persone, abbiamo il potere di poter modificare i nostri comportamenti attraverso la comprensione profonda dei meccanismi che ne stanno alla base. Quindi, se il nostro comportamento nei confronti del potere e dell'autorità mostra delle accezioni negative, risulta possibile modificarlo attraverso un lavoro personale che richiede un attento sforzo di risignificazione e riattribuzione di ciò che non è nostro ma abbiamo interiorizzato. Attraverso la relazione terapeutica ad esempio, appare possibile cedere al terapeuta il comando e il controllo del potere ristabilendo attraverso la fiducia reciproca un legame sano con l'autorità. Dovremmo farci prima piccoli per diventare successivamente grandi.



Bibliografia

Berghaus, P. T. (2016). The problems of authority and the want of apprenticeship in soldiers’ character development. Journal of Moral Education, 45(3), 324-337. Chen, C. F. E. (2006). The development of e-mail literacy: From writing to peers to writing to authority figures. Language Learning & Technology, 10(2), 35-55. Drury, J. (2003). Adolescent communication with adults in authority. Journal of Language and Social Psychology, 22(1), 66-73. Nihart, T., Michelle Lersch, K., Sellers, C. S., & Mieczkowski, T. (2005). Kids, Cops, Parents and Teachers: Exploring Juvenile Attitudes Toward Authority Figures.Western Criminology Review, 6(1).


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