L’ansia nell’era dell’iperconnessione: quando essere sempre online ci allontana da noi stessi
- marikaduranti
- 9 gen
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Come psicologa, incontro sempre più spesso persone che riferiscono una sensazione costante di tensione, irrequietezza e stanchezza mentale. Un filo comune emerge con chiarezza: la difficoltà a “staccare”, non solo dal lavoro, ma soprattutto dal mondo digitale.
Viviamo in un’epoca in cui essere sempre reperibili sembra la norma. Notifiche, messaggi, email e social media scandiscono le nostre giornate, lasciando poco spazio al silenzio e all’ascolto di sé. Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso continuo e non consapevole che spesso ne facciamo. Il cervello, costantemente stimolato, fatica a recuperare e questo può alimentare stati d’ansia, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.
Un altro aspetto rilevante è il confronto sociale. Scorrere immagini di vite apparentemente perfette può generare un senso di inadeguatezza e la convinzione di essere “indietro” rispetto agli altri. Questo confronto, spesso automatico e inconsapevole, ha un impatto diretto sull’autostima e sul benessere emotivo.
Prendersi cura della propria salute psicologica oggi significa anche imparare a porre dei limiti digitali. Piccoli gesti, come silenziare le notifiche, ritagliarsi momenti offline o riportare l’attenzione sul corpo e sul respiro, possono fare una grande differenza. Non si tratta di rinunciare alla connessione, ma di trasformarla in una scelta, non in un obbligo.
Rallentare, ogni tanto, non è una perdita di tempo: è un atto di cura verso se stessi.



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