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Motivazione: quando è più lo sforzo è meno.

  • marikaduranti
  • 7 feb 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

La motivazione è quella forza che muove comportamenti e azioni, rappresenta l’intensità con cui ci prodighiamo per il raggiungimento di un obiettivo. La motivazione è lenitiva per stanchezza, distrazione e svogliatezza; scientificamente viene definita come l’insieme dei processi di attivazione e di orientamento del comportamento verso la realizzazione di un determinato scopo.


Innanzitutto è bene chiarire che esistono due tipi di motivazione: una intrinseca che nasce dall’interno ed è fortemente correlata alla soddisfazione di obiettivi personali desiderati dalla persona stessa; un’altra detta estrinseca che ha origine esterna e nasce da ciò che qualcun altro desidera per noi. Va da sé che la motivazione intrinseca è più forte di quella estrinseca perché possiede il movimento verso una soddisfazione personale (Deci et al., 1981; Gottfried, 1990; Lindenberg, 2001). Quindi quando mettiamo in atto un comportamento lo facciamo o per soddisfare gli altri o per soddisfare noi stessi e solo nel secondo caso la fatica che impieghiamo per raggiungere lo scopo è inferiore.


Il senso di autoefficacia, cioè la percezione delle proprie convinzioni sul portare a termine un compito, influenza la scelta delle attività che decidiamo di compiere e l’intensità con cui viviamo impegno, tenacia e realizzazione. Tali dinamiche influenzano l'apprendimento in sé e le prestazioni ad esso connesse (Schunk, 1995). L'autoefficacia aiuta quindi a prevedere la dose di motivazione presente nel raggiungere gli obiettivi. Beninteso che accrescendo il proprio senso di efficacia, a cascata, aumentano motivazione e performance.


Come accrescere quindi la propria autoefficacia?

Attorno ad essa ruotano stima di sé, sentimenti di forza, riuscita e sostegno. Lavorando su se stessi, guardandosi con occhi diversi e riconoscendo il valore che si possiede, è possibile accrescere i sentimenti positivi verso di sé. Più ci accettiamo non perfetti e cangianti, non in equilibrio costante e fallibili, più perdoneremo il nostro essere alle volte anche fragili, non performanti e distruttibili. Passando attraverso la normalizzazione di noi stessi risulta possibile vederci come esseri meritabili di rispetto e stima indipendentemente dalle avversità, sviluppando così un potente senso di autoefficacia che va ad alimentare un’autentica e intrinseca motivazione del fare, pensare, sentire ed essere.



Bibliografia

Deci, E. L., Nezlek, J., & Sheinman, L. (1981). Characteristics of the rewarder and intrinsic motivation of the rewardee. Journal of personality and social psychology, 40(1), 1.

Gottfried, A. E. (1990). Academic intrinsic motivation in young elementary school children. Journal of Educational psychology, 82(3), 525.

Lindenberg, S. (2001). Intrinsic motivation in a new light. Kyklos, 54(2‐3), 317-342.

Schunk, D. H. (1995). Self-efficacy, motivation, and performance. Journal of applied sport psychology, 7(2), 112-137.


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